«Hanno detto che bisognava azzerare tutto, cambiare. L’unica che lo ha fatto è stata la Juve. Vedo che i dirigenti delle altre società sono ancora al loro posto. Si è parlato di calcio pulito, di ricominciare da zero. Questo è avvenuto solo qui, altrove no. Eppure l’unica a pagare è stata la Juve».
[Pavel Nedved. Corriere della Sera 13/10/06]
«Il calcio italiano – già uscito malconcio dalla bufera Moggiopoli – incassa adesso anche la bocciatura della Consob. L’Authority di Borsa ha presentato ieri in Parlamento – davanti alla Commissione cultura della Camera – la sua relazione sullo stato di salute del settore. Arrivando a una diagnosi drastica: il mondo del pallone – malgrado le quotazioni, lo spalma-debiti e i recenti timidi segnali di austerity – è ancora malato grave.
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La fotografia scattata dalla Consob è quasi più impietosa di quella fatta da Guido Rossi nel momento in cui ha lasciato la Federcalcio. Nel business del pallone, secondo la Consob, non si salva quasi niente. La struttura di governance ad esempio – come è chiaramente emerso anche dagli ultimi scandali estivi – è ancora approssimativa e troppo “familiare”: “il potere è nelle mani di poche persone chiave, mancano i controlli e ci sono carenze sulle verifiche”, ha rilevato Ferrari».
[La Repubblica 12/10/06]
Ma la CONSOB non fa testo, considerato che la portavoce nazionale di Forza Italia – prima del servizio delle Iene – ne ignorava l’esistenza.