
«Berlusconi, una volta indagato, aveva due strade: correre dai magistrati per far valere la sua innocenza, e il caso si sarebbe chiuso in pochi mesi. Oppure scontrarsi con loro cercando di rimandare il più possibile il momento del giudizio. Ha scelto la seconda strada (non si vorrà credere che i 12 anni occorsi per giungere alla sentenza d’appello siano stati determinati unicamente dall’endemica’ lentezza della giustizia italiana vero?, n.d.a
). Lasciando alla storia le carte processuali, la morale è che le istituzioni ne sono uscite sconfitte. Lo sono perché, quando ci sono le assoluzioni, come nel caso di Berlusconi, la magistratura inquirente viene criminalizzata (c’è chi ha proposto di processare gli inquirenti, n.d.a:mrgreen:). E quando, invece, ci sono le condanne, come nella vicenda analoga Imi-Sir, chi è condannato, e mi riferisco ancora a Previti, non ne paga le conseguenze, visto che dovrebbe decadere da deputato, e invece, a quasi un anno dalla sentenza definitiva, è ancora parlamentare»
[Antonio Di Pietro 29/04/07]


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