
«Le statistiche sulle morti bianche? Sono fasulle. Manipolate per fare ottenere risarcimenti assicurativi anche alle famiglie di quei lavoratori che perdono la vita sulla strada mentre vanno o tornano dal lavoro. È arrivato il momento di fare un’operazione verità».
[Roberto Castelli. La Repubblica 07-08-08]
«L’idea di legare un dramma così grande a tabelle e statistiche, da Castelli usate in modo pretestuoso e distorto, mi fa rabbrividire. Il problema non è questa o quella cifra. Il problema è che si parla di persone, che siano cento o mille, che muoiano in un altoforno o sulla strada che sono costrette a percorrere per andare a guadagnare il pane. (…)
Nessun altro Paese europee ha statistiche complete e dettagliate come le nostre. I dati sono esposti chiaramente dall’Inail. Non è possibile equivocare, a meno che non si voglia farlo. I morti in itinere, nel tragitto da casa al lavoro e viceversa, sono intorno al 20-25 per cento. Castelli credo che consideri, sbagliando, il numero complessivo dei lavoratori deceduti in incidenti stradali. Ma in questa voce c’è anche chi perde la vita in servizio perché fa il camionista o il fattorino, guida il bus, conduce un taxi. È lui, allora, in malafede. Un Paese con quattro morti di lavoro al giorno, come è il nostro, ha lacune gravissime. Anche un solo morto sarebbe troppo. Riflettiamo su questo e diamoci da fare. Polemizzare, come Castelli, non porta a niente. L’obbiettivo comune dovrebbe essere lo stesso: ridurre gli infortuni, azzerare i decessi».
[Antonio Boccuzzi. La Repubblica 07-08-08]


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