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Indovina chi?

«Nelle sue sempre più frequenti riapparizioni, non si dimentica mai di piagnucolare per le “ingiustizie e vigliaccherie subite”, sebbene lui abbia portato il riformismo italiano al “risultato migliore della sua storia”, e quanto gli “fa male” rivedere vuote le piazze che un tempo inneggiavano a lui.

Onestamente, onorevole, e senza cattiveria: non ce ne frega niente del suo spleen nostalgico. Niente. Lei ha avuto la sua chance: a seguito della quale Berlusconi è tornato a Palazzo Chigi, oltre un milione di elettori di sinistra hanno perso la loro rappresentanza parlamentare, il nuovo sindaco di Roma è stato accolto con i saluti romani, l’opposizione ha aperto a un assurdo “dialogo” con il Cavaliere che voleva farsi le leggi ad personam, infine il Pd è precipitato in una molle abulia da cui ancora adesso fatica a riprendersi.

Ora però credo che lei, come tanti altri, potrebbe utilmente prendere esempio da Romano Prodi: che non credo abbia subito “ingiustizie e vigliaccherie” minori delle sue, ma non piagnucola, non rompe le balle in giro e si è trovato un altro dignitosissimo lavoro»
[Alessandro Gilioli | L'Espresso 15-09-10]

Avrete già capito chi è. E’ facile.  E’ quello che doveva andare in Africa. :mrgreen:

La Costituzione tra sogno e realtà

«Ma allora, a mente fredda, hanno fatto bene o male le persone che l’altro giorno sono andate a fischiare Marcello Dell’Utri a Como, impedendone la conferenza con la forza del rumore?
E’ il segno di un “risveglio sociale” e di “un’Italia capace di indignarsi” (Di Pietro) oppure farlo tacere ha costituito una lesione della Costituzione – articolo 21 – e teorizzare il gesto è un atteggiamento che legittima chiunque ad andare a una pubblica manifestazione impedendo a un altro di parlare (Sofri)?»
[Alessandro Gilioli | L'Espresso 01-09-10]

Nell’Italia dei sogni la Costituzione va rispettata e fatta rispettare, sempre e comunque…

Nell’Italia reale i cittadini non possono nemmeno scegliersi i condannati (in primo e secondo grado)  per concorso esterno in associazione mafiosa da mandare in Parlamento, ai quali pagare lo stipendio. :mrgreen:

Una chiara confusione a priori

«Diverse volte, anche su questo blog, ho chiesto e mi sono chiesto com’è meglio comportarsi nei dibattiti televisivi, quando i dipendenti del premier più aggressivi ti interrompono urlando al quarto o quinto secondo del tuo discorso.
Come sapete, la loro non è una reazione istintiva ma una strategia di comunicazione basica: interrompere, non far parlare, per evitare che il ragionamento dell’avversario (giusto o sbagliato che sia) possa arrivare a compimento e quindi essere comunicato ai telespettatori. Non sia mai che nel popolo catodico nasca qualche dubbio, non sia mai che da casa si possano ascoltare opinioni diverse e magari pensarci su.
A fronte di questo manganellamento mediatico c’è la forte tentazione di abbozzare, nella speranza che davanti alla tivù si accorgano di quanto i berluscones (non tutti, ma parecchi) siano arroganti e prepotenti. “E che caspita” – uno pensa – “sono una persona civile e non mi abbasso al livello di questo qui”.
Per un po’ di tempo l’ho fatto anch’io, poi mi sono rotto.
No davvero, mi sono rotto perché ho capito che – se abbozzi – da pochissimi di quelli che ti hanno seguito ti arriva il credito della pacatezza, mentre da molti il feed-back è di delusione per non aver saputo tenere il punto – o perfino la sensazione percepita di una debolezza comunicativa.
E’ triste, lo so, ma è questo l’effetto della tivù».
[Alessandro Gilioli | Piovono Rane 10-06-10]

E’ triste non perché questo sia l’effetto della TV. E’ triste perché c’è una chiara confusione a priori fra la qualità argomentativa e le rispettive modalità d’espressione. Quando sbraitare agli interlocutori per dare forza alle proprie argomentazioni, o cercare di sminuire la superiorità delle altrui, verrà considerato dai più una banale pratica troglodita, i politicanti televisivi (con galoppini al seguito) occulteranno la clava. :mrgreen:

Pensieri mar(x)ziani nel 2010

«Vent’anni fa volevo vivere in un mondo dove il libero sviluppo di ciascuno fosse la condizione per il libero sviluppo di tutti, dove ciascuno produce secondo le sue capacità e consuma secondo i suoi bisogni, dove non esiste lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Oggi mi accontenterei di uscire il venerdì pomeriggio dall’ufficio senza pensare che stanno riducendo il mio paese a una Birmania più benestante».
[Alessandro Gilioli | Piovonorane]

Solite analisi post-elettorali

Solite analisi post-elettorali

«Antiberlusconismo non è odio verso una persona, che tra l’altro io non odio affatto – figurarsi se spendo un sentimento così importante e faticoso per un ridicolo ometto di 74 anni. Antiberlusconismo è saper guardare oltre la claustrofobia del presente, è non farsi contagiare dall’immoralità della politica, è saper proporre un modello radicalmente diverso».
[Alessandro Gilioli su Piovonorane. 30-03-10]

E si sa che quando l’odio non è radicale vince sempre l’amore. :mrgreen: