Archivio dell'etichetta 'Antonio Di Pietro'

Perchè non s’ha da fare

Partito del Sud

«Berlusconi: “Partito del Sud? Non c’è spazio, c’è già il Pdl”».
[La Stampa 30-07-09]

Verissimo. Tonino Di Pietro spiega meglio i motivi per i quali il Partito del Sud non s’ha da fare. :mrgreen:

«Il partito di Forza Italia è nato su commissione di Cosa Nostra, è scritto nella sentenza di condanna a nove anni di Marcello Dell’Utri, e la riprova inequivocabile di ciò furono quei 61 seggi su 61 assegnati dall’isola al partito di Arcore alle politiche del 2001. Oggi senza i voti della circoscrizione Sud, e della Sicilia in particolare, il Pdl non sarebbe mai andato al governo per ben quattro volte e l’Udc di Totò Cuffaro avrebbe gli iscritti di un circolo Acli.
(…)
Il Partito del Sud è il segnale che gli accordi politici alla base di Forza Italia in Sicilia sono in discussione. A questo segnale se ne aggiungono altri che potrebbero comunque far parte dello stesso puzzle: la monnezza di Palermo, l’agitazione della Giunta, Lombardo, i messaggi di Riina su mandanti di Stato per le stragi di Capaci e via D’Amelio, le dichiarazioni di Ciancimino jr, la recente condanna a 10 anni e 8 mesi per associazione mafiosa di Mercadante, ex deputato di FI, definito dal pentito Giuffrè “la creatura di Provenzano”.
I messaggi lanciati in questi mesi dall’isola parlano chiaro: i 140 milioni di euro a Scapagnini per il fallimento del comune di Catania e gli 80 milioni all’amico Cammarata per scongiurare quello di Palermo non bastano più. E così il Premier promette nuovi soldi alla Sicilia e lo fa ancor prima di spiegare come verranno utilizzati e con quali coperture finanziarie. Evidentemente l’importante è porre l’accento sulla cifra, prima che sulla destinazione e sulla reale disponibilità. Evidentemente le persone a cui è rivolto il messaggio ne conoscono la destinazione.»

Sarà contenta la Lega, tutta impegnata nel proporre test per professori e Festival di Sanremo in dialetto. :mrgreen:

Competere con i Pokemon non è facile

«Il 19 luglio di diciassette anni fa veniva ammazzato, insieme alla sua scorta, il magistrato Paolo Borsellino. Oggi leggo sulle agenzie che Palermo lo ha dimenticato, complice una giornata di sole, il mare, la voglia d’estate. Non è vero. A farlo dimenticare sono stati diciassette anni di commemorazioni dell’ultimo momento anzi, del giorno stesso. In Italia dovremmo insegnare ai nostri figli la cultura dello Stato fin dall’infanzia. I bambini dovrebbero crescere con gli eroi della nostra storia, le edicole dovrebbero sostituire i pokemon con le miniature di Impastato, Falcone, Borsellino, Mattarella, Scopelliti. Mancano senso civico e senso delle istituzioni. Manca la cultura della storia del Paese e delle persone che l’hanno scritta con dedizione e rettitudine, fino all’estremo sacrificio: quello della loro vita. Gli italiani festeggiano il 2 giugno, il 25 aprile, senza sapere nemmeno cosa stanno celebrando e di questa scarsa sensibilità lo Stato e le istituzioni ne sono responsabili».
[Antonio Di Pietro 19-07-09]

Italia e italiani: due facce di una moneta bucata.

Lodo castagna

La metà che vale doppio?

Antonio Di Pietro

«Sono amareggiato con il PD e con Walter Veltroni. Non capisco come possa vantarsi del milione di firme quando ne erano sufficienti 500 mila per mettere Berlusconi con le spalle al muro e abrogare la legge “Salva Premier”. Il governo sarebbe stato in discussione sul piano morale, su quello del conflitto d’interessi, e sarebbe stata evidente a tutti l’anomalia di un signore che fa le leggi per non farsi processare. Mi spiace constatare che ci sono due opposizioni: una fatta solo di parole e una vera, che cerca di agire con i fatti».
[Antonio Di Pietro. 19-08-08]

Il crudo e il cotto

Antonio Di Pietro

«Il mio sarà pure un linguaggio crudo ma il suo è un insulto agli italiani perché quando ha un processo in corso si fa una legge per farsi salvare. (…) è il premier che si deve scusare con gli italiani anche perché non può fare telefonate al direttore della rete pubblica per cui noi paghiamo il canone per dire piazza questo, piazza quello».
[ Antonio Di Pietro. Corriere della Sera 29/06/08 ]