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Competere con i Pokemon non è facile

«Il 19 luglio di diciassette anni fa veniva ammazzato, insieme alla sua scorta, il magistrato Paolo Borsellino. Oggi leggo sulle agenzie che Palermo lo ha dimenticato, complice una giornata di sole, il mare, la voglia d’estate. Non è vero. A farlo dimenticare sono stati diciassette anni di commemorazioni dell’ultimo momento anzi, del giorno stesso. In Italia dovremmo insegnare ai nostri figli la cultura dello Stato fin dall’infanzia. I bambini dovrebbero crescere con gli eroi della nostra storia, le edicole dovrebbero sostituire i pokemon con le miniature di Impastato, Falcone, Borsellino, Mattarella, Scopelliti. Mancano senso civico e senso delle istituzioni. Manca la cultura della storia del Paese e delle persone che l’hanno scritta con dedizione e rettitudine, fino all’estremo sacrificio: quello della loro vita. Gli italiani festeggiano il 2 giugno, il 25 aprile, senza sapere nemmeno cosa stanno celebrando e di questa scarsa sensibilità lo Stato e le istituzioni ne sono responsabili».
[Antonio Di Pietro 19-07-09]

Italia e italiani: due facce di una moneta bucata.

Lodo castagna

La metà che vale doppio?

Antonio Di Pietro

«Sono amareggiato con il PD e con Walter Veltroni. Non capisco come possa vantarsi del milione di firme quando ne erano sufficienti 500 mila per mettere Berlusconi con le spalle al muro e abrogare la legge “Salva Premier”. Il governo sarebbe stato in discussione sul piano morale, su quello del conflitto d’interessi, e sarebbe stata evidente a tutti l’anomalia di un signore che fa le leggi per non farsi processare. Mi spiace constatare che ci sono due opposizioni: una fatta solo di parole e una vera, che cerca di agire con i fatti».
[Antonio Di Pietro. 19-08-08]

Il crudo e il cotto

Antonio Di Pietro

«Il mio sarà pure un linguaggio crudo ma il suo è un insulto agli italiani perché quando ha un processo in corso si fa una legge per farsi salvare. (…) è il premier che si deve scusare con gli italiani anche perché non può fare telefonate al direttore della rete pubblica per cui noi paghiamo il canone per dire piazza questo, piazza quello».
[ Antonio Di Pietro. Corriere della Sera 29/06/08 ]