
«La sentenza della corte di Cassazione su Eluana Englaro rappresenta una decisione tragicamente sbagliata, alla base della quale c’è un grande equivoco: guardare all’Eluana di oggi come se fosse quella di ieri, invece alla luce di quel che è oggi, Eluana ha esigenze molto modeste, ha bisogno di un po’ di cibo e di un po’ di acqua»
[Camillo Ruini. Corriere della Sera 16-11-08]
Può la Vita ridursi ad un’esigenza di cibo e acqua? Ma non c’era qualcuno che sosteneva che non di solo pane vive l’uomo?
Come recita il nuovo spot del Pampero (che riprende una splendida poesia di Martha Medeiros): essere vivo richiede uno sforzo maggiore del semplice fatto di respirare.

«In una legge sul “fine vita” non deve esserci spazio per aperture all’autodeterminazione dell’individuo. Questa è una visione che va contro le radici cristiane della nostra cultura. Per questo preferiamo non parlare di testamento biologico ma di una legge sul fine vita: la vita non è a disposizione di nessuno, nemmeno di se stessi».
[Giuseppe Betori, segretario CEI. Quotidiano.net 30-09-08]
C’era una volta, nelle radici della cultura cristiana, il libero arbitrio.
Pubblicato il
16 luglio 2008 alle
00:00 in
Società
«Da una parte sono doverosi sentimenti di partecipazione al dolore, di rispetto per una situazione di grandissima sofferenza. Ma non possiamo tacere che si tratta di un momento delicato, difficile, drammatico: se si dovesse procedere a una consumazione di una vita per sentenza. Togliere idratazione e nutrimento nel caso specifico è come togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno, come ne ha bisogno ognuno di noi. Si tratta dunque di un momento di forte preoccupazione, che deve far preoccupare e riflettere seriamente tutti noi e tutte le persone di buona volontà. Qui non si tratta di una consumazione di una vita, ma di fare in modo che la natura riprenda il suo corso che è stato interrotto».
[Angelo Bagnasco, Presidente CEI. RaiNew24 15/07/08]
«L’interruzione di procedure mediche dolorose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti, può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o altrimenti da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente».
[Dal "Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica" di Joseph Ratzinger, 28 giugno 2005. La Repubblica 16/07/08]