«Sesto Calende. Il sindaco: “Finchè ci sarò io gli islamici non potranno riunirsi”»
[VareseNews 28-08-10]
«Prima di dire che quel luogo non è idoneo alla preghiera, essendo una associazione sportiva, voglio anche confermare che il mandato elettorale affidatoci dai cittadini è chiaro: a Sesto Calende, finchè ci saremo noi, i musulmani non potranno pregare in comunità e questo è il primo impegno che ci siamo presi. Questo non significa che gli islamici non possano pregare ognuno a casa propria, rispettiamo la loro religione e per il resto continueremo a dare loro i servizi a cui hanno diritto come tutti gli altri».
[ibidem]
Serve specificare che il sindaco è leghista?
Vorrei ricordare che in una democrazia degna di tal nome, il rispetto delle regole ha la priorità assoluta; ricevere un mandato elettorale non autorizza a considerare degli optional gli Articoli 2 – 3 – 8 – 19 della Costituzione della Repubblica Italiana.
«Mafia al Nord, Saviano contro la Lega. La replica: “Noi lottiamo, lui fa soldi”»
[La Stampa 27-07-10]
Molto facile nascondersi dietro quel “noi lottiamo”… sarebbe molto interessante sapere cosa hanno fatto e stanno facendo concretamente nello specifico i singoli politici leghisti (tipo ad esempio Castelli o Borghezio) contro le (neanche tanto) recenti infiltrazioni mafiose al nord.
Da una parte c’è un partito o presunto tale, dall’altra c’è un solo uomo la cui attività (più o meno collaterale) contro la mafia è comunque specifica e documentabile.
Poi si potrebbero anche confrontare gli incassi di Saviano con quelli di un qualunque parlamentare leghista (con tanto di benefit) pagati da Roma ladrona.
Nel caso specifico non è in questione il far soldi, quanto piuttosto meritarseli per competenza, impegno e levatura morale.
«Ogni volta che qualche leghista maltratta l’inno mi torna alla memoria un episodio della primissima infanzia. Ero sugli spalti dello Stadio per un meeting di atletica, quando la banda attaccò una marcetta spiritosa. Gli spettatori si alzarono in piedi: anche mio padre, che subito imitai. Ma un ragazzino più grande di me rimase tranquillamente seduto. “E tu perché non ti alzi?”, gli chiese mio padre. “C’ho un cicles attaccato al sedere”. Non disse proprio “sedere”. Ma di sicuro disse “cicles”, la gomma da masticare. Mio padre, ex partigiano, serrò gli occhi a fessura: “E’ un bel problema, ma te lo risolvo io”. Prese il bulletto per le ascelle e lo sollevò. “C’è gente che è morta perché tu potessi ascoltare in pace questo inno. Porta un po’ di rispetto, cretino!”. Intorno a lui si levò un applauso caldo e solidale, che sferzò l’amor proprio del ragazzo più ancora del fervorino».
[Massimo Gramellini | La Stampa 15-06-10]
Ieri gli applausi caldi e solidali, oggi una coltellata (nella peggiore delle ipotesi) o una denuncia per maltrattamenti su minori (nella migliore delle ipotesi). Tu chiamala, se vuoi, (d)evoluzione.

«Un bianco Natale senza immigrati. Per le feste il comune caccia i clandestini.
Brescia, il comune leghista di Coccaglio lancia l’operazione “White Christmas”.
I vigili casa per casa a controllare gli extracomunitari: chi non è in regola perde la residenza.
Obiettivo: “Far piazza pulita” dice il sindaco.
E l’assessore alla Sicurezza afferma: ”Natale non è la festa dell’accoglienza ma della tradizione cristiana“»
[La Repubblica 18-11-09]
Ma il sindaco e l’assessore sono a conoscenza del fatto che Gesù era un clandestino?
A proposito della tradizione cristiana… fossi in loro una ripassatina ai Vangeli la darei, in particolare:
- Mt 1-2
- Lc 10, 25-37
- Mt 8, 1-4
- Mt 8, 5-13
- Mt 11, 21-24
- Gv 4, 1-30
…ammesso che il dio Po acconsenta.

«La Padania un giorno sarà uno stato libero, indipendente e sovrano». Non solo: «Non basterà il federalismo, vogliamo cambiamenti più radicali. Venezia e Milano, se avessero fatto l’accordo secoli fa, non sarebbe arrivato neanche Napoleone». E ancora: «Saremo liberi con le buone o con le meno buone. È un diritto dei popoli essere liberi». Nella giornata conclusiva della festa dei popoli padani, poco prima di riversare in Laguna l’ampolla con l’acqua del Po prelevata sul Monviso, Umberto Bossi è tornato ad alzare i toni e a rilanciare, di fatto, la tematica secessionista. Perché «l’Italia è già federalista» e ora la gente della Padania non si accontenta più».
[Corriere della Sera 13-09-09]