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Un enorme rutto di niente

«Un amico sorride amaro: “Non farti illusioni, potenzialmente siamo tutti come lui e la sua corte: trombare e fare soldi, interessati solo ai bisogni primari, ai chakra bassi, per dirla alla maniera di voi che meditate e fate yoga. Sì, qualche disturbato che sogna con un romanzo o va in estasi per una notte d’amore sotto le stelle esisterà pure, ma è la buccia del chinotto: scorza sottile, percentuale insignificante”.

Davvero? Davvero la maggioranza dei giovani assomiglia a quel tipo che incita sua sorella a infilarsi nel letto di un anziano miliardario, “così ci sistemiamo”? Davvero il mondo contemporaneo si divide fra padri padroni, disposti a uccidere le figlie che osano ribellarsi, e padri ruffiani che nelle intercettazioni le incitano a sgomitare perché “le altre ti sono passate davanti, svegliati!”. Sarò un ingenuo, eppure vedo ancora in giro della dignità, anche in tanti poveri che una busta di 5000 euro l’hanno magari sognata, ma non la vorrebbero trovare nella borsa della figlia a quelle condizioni. Vedo donne e uomini pieni di vizi, ma che non invidiano lo stile di vita dei crapuloni e sognano di invecchiare con una persona amata al fianco e la musica di Mozart nelle orecchie. E quando, come ieri, alcuni lettori telefonano al giornale per segnalare che una luna mai così arancione è spuntata fra le colline e mi arriva sul tavolo la raccolta di poesie di una ragazza timida, allora penso che non è finita. Che la buccia del chinotto è più spessa di tutto il gas che le sta esplodendo intorno, in un enorme rutto di niente».
[Massimo Gramellini | La Stampa 20-01-11]

Poi leggo un commento all’articolo di Gramellini:

«Gramellini ma possibile che debba sempre parlare di Berlusconi proprio come il classico comunista
se lui non ci fosse voi non sapreste nemmeno più cosa scrivere
per me può andare con tutte le donne che vuole non cambierò il mio modo di pensare e lo voterò comunque
piccola annotazione: almeno a Berlusconi piacciono le donne mentre una parte di quelli di sinistra vanno con trans e qualcuno è gay dichiarato»

Quell’enorme rutto di niente è ancora stramaledettamente rumoroso; neanche un attimo di pace per leggersi delle poesie al chiaro di luna, con Mozart nelle orecchie. :mrgreen:

Urgono contromisure alla modernità

«L’eccesso di tecnologia ( tipo un telefonino in mano ad un bambino delle elementari che fotografa la maestra appisolata :mrgreen: ) abbinato alla carenza di autorità sta producendo una genia di sfrenati spioni. Nessuno può più sentirsi tranquillo in nessun posto: un clic di tuo figlio e finisci immortalato su Facebook mentre saccheggi in mutande il frigo di casa»
[Massimo Gramellini | La Stampa 12-01-11]

Starting partying

«Nel sovrano disinteresse del popolo sovrano e della maggioranza più che assoluta dei suoi rappresentanti, comincia stamattina la sarabanda delle celebrazioni per i 150 anni dell’Italia Unita.

Ci attende un anno di inni, parate, discorsi e baruffe sulla Patria, ma nessuno può dire se alla fine del 2011 gli italiani si innamoreranno di lei o se ne saranno definitivamente nauseati.

Per un italiano ciò che appartiene a tutti, per il semplice fatto di non appartenere soltanto a lui, non appartiene a nessuno».
[Massimo Gramellini | La Stampa 07-01-11]

E tu cosa vorresti per Natale?

«… in una scuola di Torino va in scena il classico spettacolo di Natale alla presenza delle famiglie. Ogni bambino sale sul palco ed esprime un desiderio per l’anno nuovo. Il primo dice: “Vorrei essere più bravo coi nonni”. Il secondo: “Vorrei un certo videogioco”. Il terzo: “Vorrei ci fosse ancora il lavoro per mamma e papà”. Nella sala scende il gelo, la realtà è una pasta abrasiva e certe cose non si confessano neanche in tv. Un amico presente alla scena commenta: è un mondo al contrario, quello in cui sono i figli a desiderare un posto per i genitori, ma forse l’unica speranza che resta, a questo mondo, è proprio un bambino che al futuro non chiede un giocattolo ma un lavoro per mamma e papà».
[Massimo Gramellini | La Stampa 23-12-10]

Ai confini dell’italianità

«Non è vero che italiani come Bearzot non ne nascono più. È vero invece che nascono quasi sempre negli stessi posti: vicino a un confine. Là dove dell’italianità, evidentemente, arrivano solo gli effluvi e non le pestilenze. Italiani di confine erano i piemontesi Cavour e Gobetti, il trentino De Gasperi e – per rimanere nel paradiso ristretto dei commissari tecnici campioni del mondo – l’alpino torinese Vittorio Pozzo. Dell’italiano di confine, Enzo Bearzot da Aiello del Friuli aveva tutte le caratteristiche, a cominciare dal cattivo carattere che è tipico, diceva Montanelli, di chi un carattere ce l’ha».
[Massimo Gramellini | La Stampa 22-12-10]