
«I Dico sono una prima forma di riconoscimento legale delle unioni omosessuali, mentre il Talmud babilonese respinge i contratti nuziale tra maschi e a questo divieto sono posti limiti ritenuti insuperabili»
[Riccardo Di Segni, rabbino di Roma. La Repubblica 08/05/07]
A quanto pare l’ingerenza della Chiesa Cattolica fa proseliti.
«Alla conferenza nazionale sulla famiglia, che si terrà a Firenze, non ho invitato le associazioni omosessuali, ma solo quella dei genitori di persone gay. So bene che questo causerà molte polemiche ma alla conferenza i destinatari della legge sulle convivenze non sono legittimate a partecipare»
[Rosy Bindi. Ministro delle Politiche per la Famiglia. La Repubblica 08/05/07]
E’ quindi evidente che gli eventi del 12 maggio hanno poco a che vedere con l’idea (inclusiva) di famiglia laicamente intesa, a meno che si indichi precisamente in quale articolo costituzionale sta scritto che il diritto di farsi una famiglia è prerogativa esclusiva di una coppia eterosessuale. L’Articolo 29 non fa riferimento a “uomo” e “donna”, ma a “coniugi”: lo stesso termine che è stato introdotto nella Costituzione di altri paesi per permettere il matrimonio omosessuale (vedasi ad esempio la Spagna).
L’Italia è sempre in controtendenza: ci sarà qualcuno che proporrà di modificare l’Articolo 29 per troncare definitivamente la possibilità di matrimoni omosessuali, sostituendo “coniugi” con “uomo” e “donna”.


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