«Se c’è un merito di “Videocracy”, semmai, è di parlare più degli italiani che del loro Presidente: gli italiani che si ammassano con i cellulari per fotografare Lele Mora, gli italiani che impazziscono per il vuoto cosmico di Fabrizio Corona, gli italiani -- operai -- che avendo smesso di sognare un’emancipazione di classe sognano solo un’emancipazione individuale fondata sull’apparire in tivù.
Anche qui, niente di molto nuovo. Ma forse “Videocracy” centra la domanda che tanti si fanno in questi mesi di plumbeo e fragoroso tramonto del berlsuconismo, una domanda su cui si eserciteranno sociologi e storici della prossima generazione: quanto cioè Berlusconi sia stato causa di questa mutazione genetica e quanto invece il suo successo ne sia stata una conseguenza.
Quello che è certo è che la mutazione c’è stata, ed è profonda. E uscendo dal cinema ci si chiede se basta un cambio di governo per iniziare a guarirne, e quanto a lungo poi durerà la convalescenza. Insomma, quanto ci vorrà perché i nostri figli trovino Videocracy in qualche formato e sgranando gli occhi ci chiedano: ma davvero eravate così?»
[Alessandro Gilioli13-09-09]
Sul plumbeo e fragoroso tramonto del berlusconismo, io non sarei così ottimista.

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